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#5 Luca vs Irene the return

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Racconto: ALDO, di Luca Lucherini

foto: Irene Brusa

ALDO

Aldo è un uomo bellissimo. Entra in classe e dal fondo parte una pernacchia. Insegna italiano in quel liceo da un mese e l’accoglienza è sempre la stessa. Se ne salvano un paio, il resto è un branco irrecuperabile. Aldo ha chiesto il trasferimento ma il preside è tignoso.
Alla cattedra riflette un momento. Ghigna. Ha capito come farsi cacciare.
«Catecumeni all’ascolto! Non aspettatevi saggezza epicurea né chiose draconiane, d’altronde non sono che un umile afasico al servizio di voi istrioni e delle vostre soverchie simpatie. Scaccerò la vetusta cosmogonia che v’appartiene. Ostracismo e bivacco abulici saranno solo un ricordo. Creeremo un simulacro delle virtù ove mi aspetto risposte sibilline e dionisiaca letizia. Fine del caravanserraglio. O miei virgulti, ci sono domande?»
Dal fondo: «Prof, non riesco a togliermi la penna dal culo, mi aiuta?»
«Orbene, interrogherò. Lelli, vieni qui, gaglioffo».
La litania prosegue per tutta la settimana, quando, coperto di proteste dei genitori, il preside convoca Aldo.
«Cosa vuole ottenere con questa commedia?»
«La lor vita è tanto bassa, Preside».
«La smetta, su».
«Essi grufolano come macachi».
«Ora basta!»
A casa Aldo prepara una cena squisita. Mentre affina l’aglio sente parte del cervello staccarsi dal sistema nervoso. Un click che lo turba. A tavola si rivolge a sua moglie: «Buona donna, siffatte libagioni renderebbero fiere le truppe d’Oriente, nevvero?»
Lei lo guarda divertita. «Che hai detto?»
«Che ho detto?»
«Ripeti, non ho capito».
«Non ho parlato».
Aldo scuote la testa come un cane bagnato. Si alza barcollando. «Ùpupa!» Si picchia la fronte. «Scalzacane!» Altra botta. «Babordo e tribordo!»
«Ma che ti prende?» dice la moglie.
«Li odio tutti». Corre in bagno, abbraccia la tazza, si caccia due dita in gola. Spera che il vomito si porti via quelle parole marce. «Amore… Tritaferro!»
La moglie lo raggiunge in bagno sconsolata. Si accascia con lui. Gli accarezza i capelli, trova la porticina metallica sulla nuca, la apre e pigia l’interruttore Off.
Torna in salotto, telefona a sua sorella, direttrice di un’azienda di robotica a Oslo. «Hai fallito anche stavolta, ti avevo chiesto l’uomo perfetto. L’hai fatto troppo umano».

Aldo è un uomo bellissimo. Entra in classe e dal fondo parte una pernacchia. Insegna italiano in quel liceo da un mese e l’accoglienza è sempre la stessa. Se ne salvano un paio, il resto è un branco irrecuperabile. Aldo ha chiesto il trasferimento ma il preside è tignoso.
Alla cattedra riflette un momento. Ghigna. Ha capito come farsi cacciare.
«Catecumeni all’ascolto! Non aspettatevi saggezza epicurea né chiose draconiane, d’altronde non sono che un umile afasico al servizio di voi istrioni e delle vostre soverchie simpatie. Scaccerò la vetusta cosmogonia che v’appartiene. Ostracismo e bivacco abulici saranno solo un ricordo. Creeremo un simulacro delle virtù ove mi aspetto risposte sibilline e dionisiaca letizia. Fine del caravanserraglio. O miei virgulti, ci sono domande?»
Dal fondo: «Prof, non riesco a togliermi la penna dal culo, mi aiuta?»
«Orbene, interrogherò. Lelli, vieni qui, gaglioffo».
La litania prosegue per tutta la settimana, quando, coperto di proteste dei genitori, il preside convoca Aldo.
«Cosa vuole ottenere con questa commedia?»
«La lor vita è tanto bassa, Preside».
«La smetta, su».
«Essi grufolano come macachi».
«Ora basta!»
A casa Aldo prepara una cena squisita. Mentre affina l’aglio sente parte del cervello staccarsi dal sistema nervoso. Un click che lo turba. A tavola si rivolge a sua moglie: «Buona donna, siffatte libagioni renderebbero fiere le truppe d’Oriente, nevvero?»
Lei lo guarda divertita. «Che hai detto?»
«Che ho detto?»
«Ripeti, non ho capito».
«Non ho parlato».
Aldo scuote la testa come un cane bagnato. Si alza barcollando. «Ùpupa!» Si picchia la fronte. «Scalzacane!» Altra botta. «Babordo e tribordo!»
«Ma che ti prende?» dice la moglie.
«Li odio tutti». Corre in bagno, abbraccia la tazza, si caccia due dita in gola. Spera che il vomito si porti via quelle parole marce. «Amore… Tritaferro!»
La moglie lo raggiunge in bagno sconsolata. Si accascia con lui. Gli accarezza i capelli, trova la porticina metallica sulla nuca, la apre e pigia l’interruttore Off.
Torna in salotto, telefona a sua sorella, direttrice di un’azienda di robotica a Oslo. «Hai fallito anche stavolta, ti avevo chiesto l’uomo perfetto. L’hai fatto troppo umano».

 

 

 

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