#3 cartoline dal Purgatorio Project / Irene

#cartolinedalpurgatorioproject

#3 Luca vs Irene

silvia

racconto di: Luca LUCHERINI

foto: Irene BRUSA

SILVIA 

Silvia lascia il fidanzato sull’altare, lui il mese dopo si impicca.A casa la luce del frigo inizia a sfarfallare, il forno si rifiuta di funzionare. Silvia arretra di un passo, parla agli elettrodomestici come fossero giudici della corte d’appello: «Non volevo che succedesse!»Il karma è fetente, può agire in qualsiasi momento.

E agirà, Silvia ne è certa.

Cammina verso l’auto controllando che non cadano tegole dai tetti. Guida piano. Con il traffico a fisarmonica è costretta a inchiodare.

Strilla: «Non voglio morire tra le lamiere».

Respira. Falso allarme.Da un mese lavora come attacchina di manifesti pubblicitari. Di notte. Le hanno assegnato un collega cicciottello, fan di Masterchef. Lui prepara le strisce, lei le incolla col pennellone.

Routine oliata.«Cracco senza barba l’hai visto? Un cucciolo di foca» dice Ciccio.Lei annuisce. Pensa al momento in cui un fulmine la colpirà, un camion la investirà, la massiccia cornice di ferro di un cartellone le sfonderà il cranio.

Dentro l’Apecar Ciccio occupa due terzi dello spazio. «Oggi fanno trenta giorni dacché lavoriamo in coppia» dice allegro. «Voglio offrirti una birra».

Entrano al bar Vagone. Tavoli e sedie di plastica sotto una veranda di tela sporca. Il rumore assordante dei treni alle loro spalle.

«Come mai una come te è finita qui?»

Silvia va nel panico.

«Ero un magistrato. Lavoravo moltissimo. Non è stata colpa mia».

La pioggia prende a scrosciare.«Okay» dice Ciccio, contrariato per il temporale. Aspettava quel momento da un mese, sperava in un romantico chiaro di luna.

«Mi serviva tempo. Lui lo sapeva. Mi credi, vero?»

«Io so solo che sei la più bella ragazza mai entrata al Vagone».

«Tu hai mai fatto soffrire qualcuno?» Ciccio la guarda inebetito.

Fuori albeggia.

Silvia si alza di scatto.

«Bisogna pagare i propri debiti e andare avanti».

Corre verso i binari. Ciccio la va dietro ma lei è troppo veloce.

Il treno ormai è vicino.

Silvia non vuole ammazzarsi. Si sdraia, appoggia i polpacci sul binario. Urla al cielo: «Ora mi lascerai libera?»

Stringe l’erba nei pugni, si prepara al dolore.

Il vento scuote gli alberi.

Le ruote d’acciaio le recidono di netto gli stinchi, i piedi rotolano per decine di metri.

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#2 cartoline dal purgatorio project / ester

#2 Luca Vs Ester

fullsizerender-31

racconto di: Luca LUCHERINI

foto: Ester RUBERTO

FABIO
Fabio è disperato. L’idea di tornare in ufficio lo annienta. Preso da un raptus sale sulla metro sbagliata. Il vagone ha un graffito a forma di pene. All’interno un barbone occupa cinque posti. La puzza riempie l’ambiente. La voce registrata scandisce i nomi delle fermate, più il treno si allontana e più l’ansia di Fabio cresce.
Ormai dovrebbe essere arrivato in periferia, invece la voce dice «Mazzini». È la fermata del suo ufficio. Si alza di scatto come sempre. Poi realizza l’incongruenza. «Com’è possibile?»
Il barbone gli mostra tre denti marroni in un sorriso.
Fabio scende più in basso, c’è un’altra linea, ci sale al volo. È il più sudato della carrozza. Gli altri passeggeri lo osservano, tesi.
Ma dopo mezz’ora stesso risultato. La voce recita: «Mazzini».
«Hey!» dice rivolto all’altoparlante. «Mi state facendo un Truman show?»
La gente lo ignora.
Sale in superficie. L’edificio che ospita il suo ufficio è un grande poliedro di vetro. Decine di impiegati entrano nei tornelli grazie al badge ma quello di Fabio non funziona.
«Apra subito» urla all’uomo della sicurezza. Questi si ricorda bene di lui, ha già avvisato chi di dovere. Un ascensore si apre e ne esce un uomo basso e unto, abito costoso e scarpe di vitello.
Quando Fabio lo vede attacca: «Rivoglio il mio posto, Mentoli, la imploro».
«C’è un ordine restrittivo che le vieta di entrare qui. Lei è un ladro. Questa azienda la disprezza».
«Erano solo fogli di stampante» ne tira fuori un pacco intonso. «Li ho riportati. Mentoli, torni qui!»
Mentoli ha battuto i tacchi ed è rientrato in ascensore. L’uomo della sicurezza guarda Fabio con gli occhi di un cervo imbalsamato. Gli mostra l’uscita.
Nella metro il vagone è di nuovo quello con il graffito di un pene. Il barbone non s’è mosso. Fabio si sfoga su di lui: «Perché mi segui, bestiaccia?»
«Io ci vivo sulla Circolare».
«Voi puzzoni pensate sempre di essere le vittime numero uno ma siete solo dei falliti».
Quello ride fino a tossire.
Fabio si copre la faccia. Spera che una volta tolte le dita l’incubo sarà finito.
I denti marroni del barbone si muovono di nuovo: «Per due euro a notte puoi prenderti la fila da cinque di fronte alla mia. Pagamento anticipato»

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#1 cartoline.dal.purgatorio.project / jimmy

C O M I N G   S O O N

1 SCRITTORE e 10 MICROSTORIE: Luca Lucherini

5 ARTISTI accompagneranno con due immagini ciascuno i racconti

Ester Ruberto / Irene Brusa / Marco Petrino / Alberto Selvestrel /Jimmy Rivoltella

Il “risultato” dell’abbinamento verrà stampato in formato cartolina e distribuito.

#1 Luca vs Jimmy 

dino
Racconto di Luca Lucherini
Photo: Jimmy Rivoltella / collage su tela /
DINO
Dopo aver litigato con sua moglie, Dino si allontana di dieci passi bestemmiando. I passi diventano cento, mille, duemila. Si perde.
A Boston neanche voleva venirci. «In hotel non ci torno, me ne sto qui. Avete capito?» dice ai passanti.
Sale sulla scala antincendio di una palazzina coperta di graffiti. Si siede al primo piano, i piedi dondolano a penzoloni. «Sto qui e vi guardo dall’alto, buffoni, è chiaro?»
Lo dice in italiano. Nessuno capisce. «Voglio tornare a casa. Voglio chiudere questa faccenda una volta per tutte». Una signora cambia lato della strada, spaventata. «Pensate che stia avendo una regressione infantile? E anche se fosse? Volete che vi canti una canzone? A qualcuno fregherebbe qualcosa, in ogni caso?»
Arriva uno scroscio d’acqua estivo, dieci secondi sufficienti a inzupparlo. «Brava pioggia, spazza via ogni dolore, ogni rumore, ogni barlume di speranza».
Una volante della polizia accosta sotto i suoi piedi. Dal sedile posteriore scende sua moglie Amanda, una donna distinta sui cinquanta. Una piccola folla di passanti crea un semicerchio a breve distanza. «Siamo in ritardo» dice Amanda con un tono appena udibile.
«Io canto fin che mi pare, il cielo è seeempre più blu!»
I passanti ridacchiano.
I poliziotti aspettano un cenno della donna per prenderlo con la forza.
Amanda e Dino vengono accompagnati all’obitorio del Massachusetts General Hospital.
«Non voglio vederla, uffa» Dino si siede sul pavimento ghiacciato abbracciandosi le ginocchia.
Amanda piange impassibile.
Un medico apre la sacca di plastica dentro cui si trova il cadavere violaceo di una ragazza di vent’anni in forte sovrappeso, treccine all’africana. L’addome è nero di lividi. «Emorragia interna» dice il medico, «il fidanzato le ha sferrato pugni molto violenti».
Dino si alza di scatto, ruba la pistola del poliziotto più giovane e spara all’impazzata sul corpo della figlia. «Perché sei voluta venire qui, maledetta? Cosa ti mancava a casa con noi?»
Un proiettile rimbalza sul braccio del medico.
Dino si avvicina al volto della ragazza, forse per baciarla. È solo un attimo, il poliziotto anziano gli spara alla nuca.
Amanda non muove un muscolo. Lentamente chiude gli occhi.
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NEWS

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